In questi giorni stracolmi d’impegni e finanche di dissipazione intellettuale, non potendo giocare con i miei nipoti né passeggiare al Ringo a causa della pioggia, mi alieno riascoltando Bach o rileggendo le “Elegie Duinesi” di Rilke o lasciando che la mente vaghi sulle orme del sacro. È questa – presumo – una sorta di compensazione all’insopportabile scadimento cui mi costringono i tempi e i luoghi. E però, in una di queste divagazioni compensative, mi sono tornate in mente, all’improvviso, sulla scorta di una bella nota religiosa di Orazio Nastasi, alcune idee su Maria di Nazareth, madre di Gesù, che avevo elaborato ed espresso in una riunione di amici qualche anno fa e che, preso da mille incombenze, avevo lasciato che finissero fra le cose dimenticate.

In sintesi: Tolto lo stupendo Magnificat su cui dovremo tornare, Maria parla pochissimo nei vangeli canonici; solo tre volte ci è dato di leggere/sentire le sue parole, stando almeno alla veloce indagine testuale che ho fatto l’anno scorso: nell’occasione luminosa dell’evento soprannaturale dell’Annunciazione (Luca 1, 26–38); nel caso del singolare smarrimento di Gesù dodicenne a Gerusalemme (Luca 2, 41-52) e nel corso delle famose nozze di Cana (Giovanni 2, 1-11).

Ebbene, in tutti e tre i casi Maria non appare affatto nell’atteggiamento umile nonché remissivo, ai limiti della passività, se non dell’auto-annullamento, di fronte a Dio onnipotente (al suo messaggero e a suo figlio-Dio), secondo moduli ampiamente diffusi nella credenza dei cattolici, ma – all’opposto – come una persona responsabile, libera, razionale, da sensibile paladina delle esigenze degli uomini.

Vediamo.

Nell’Annunciazione, colpisce il fatto che Maria non si pieghi subito al volere di Dio, espresso dall’angelo, ma chieda espressamente: «Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?». Solo dopo che l’angelo Gabriele le avrà spiegato come avverrà il miracolo e avrà ricordato il fatto concreto della gravidanza di Elisabetta, sterile e già vecchia, Maria, razionalmente convinta, accetterà volentieri il volere di Dio: «Ecco l’ancella del Signore, mi accada secondo la tua parola».

Negli altri due episodi, Maria appare: a) come una madre, umanissima, e sollecita che si preoccupa per il figlio («Figlio, perché ci hai fatto una cosa come questa? Ecco, tuo padre ed io ti cercavamo angosciati».) richiamandolo amorevolmente alla sua dimensione (umana) di figlio che non può ignorare i “diritti” dei suoi genitori; b) come una madre sensibilissima che si preoccupa per le esigenze “umane” dei commensali: «Non hanno più vino»), a tal punto di condizionare-piegare la volontà divina del figlio.

La conclusione che mi pare di poter trarre da questi scarni riferimenti è che Maria, nei vangeli, appare come una campionessa sublime di umanità: donna piena di grazia e di fede in Dio, certamente, ma anche creatura vigile e razionale, da un lato, nonché madre affettuosa, dall’altro, che, ricorda a Dio le esigenze e, sia pure, i limiti degli uomini. Come se volesse rendere più umano il divino: prima intermediaria, nei fatti, tra Dio e gli uomini.

Il grandioso Magnificat, su cui si è stratificata, nel tempo, una sterminata letteratura critica e filologica (che sarebbe necessario compulsare), è presumibile abbia subito, secondo la normale prassi biblica, assestamenti e ritocchi testuali, nel passaggio dalla oralità dei primi testimoni alla codificazione scritta di Luca I, 46-55, ma non c’è ragione di dubitare della sua autenticità. Sotto il velo limpidissimo dei versi che veicolano una religiosità autentica con effetti altamente poetici («L’anima mia magnifica il Signore / e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore»), si rivelano chiaramente  due aspetti della personalità di Maria, degni della massima attenzione: I) la sua conoscenza – o almeno quella che Luca le accredita –  del Vecchio Testamento, che dovette essere patrimonio comune dei figli d’Israele (il verso 48 rimanda a Salmi 112, 7 e 124,3; il verso 50 a Salmi 102, 13, 17; il verso 51 a Samuele 22, 28 e a Salmi 88, 11; 117,16; il verso 52 a Giobbe 5, 11; 12, 19 e a Salmi 146, 6; i versi 54 ss., a Genesi 17, 7; 18, 18; 22, 17 ss.; a Michea 7, 20 e a Salmi 17, 15); II) il suo spirito profetico – o almeno quello che Luca le accredita –: a nessuno sfugge, infatti, che le sue parole, raccolte nei versi 51-54, anticipano le beatitudini del discorso della montagna: «Ha messo in opera la potenza / del suo braccio, / ha disperso i superbi con i disegni / da loro concepiti. / Ha rovesciato i potenti dai troni / e innalzato gli umili. / Ha ricolmato di beni gli affamati / e rimandato i ricchi a mani vuote».

Maria donna, dotata di personalità-libertà e lume di ragione. Maria figlia. Maria sposa. Maria madre. Maria figlia-madre. Maria intermediaria tra Dio e gli uomini. Maria animata da spirito profetico. Maria vertice, in altri termini, della natura umana.

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