A un mio caro collega che mi invitava, per lettera, a soprassedere a certi comportamenti strani di una nostra collega, ho risposto di getto con una lettera in cui, come succede talvolta quando si è ispirati (o incazzati?), mi pare di avere detto in breve molte cose (opinabili o meno che siano). Siccome tendo sempre alla sintesi e alla comunicazione, pubblico, forse con un pizzico di narcisismo postaccademico, su FB e sul mio blog, quella risposta, per i contenuti che veicola e che possono essere utili a qualcuno.

Eccola.

 

Grazie, Condivido in gran parte e ti rispondo “Vidennu facennu”. Uso l’espressione dialettale, che risale – pare – al Settecento, con cui il popolaccio siciliano prima dell’Empirismo di Locke (e certamente, senza averlo mai conosciuto) ha inventato l’Empirismo: Alla lettera si tradurrebbe “Vedendo facendo”. Ma la traduzione esatta – nel passare da una lingua ad un’altra (me lo insegni), non si traducono le singole parole (alla lettera), ma si rende il codice della lingua di provenienza nel codice della lingua d’arrivo (lo sapeva il primo traduttologo del mondo occidentale, Cicerone) – è “Man mano che vediamo, facciamo”. Quanto dire: “Noi siciliani non partiamo mai da principi assoluti, astratti (la metafisica), ma facciamo, operiamo (facennu), secondo quello che vediamo, sperimentiamo (facennu)”.

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