Bando alle chiacchiere, ai cavilli, alle mistificazioni, alle elucubrazioni dei cerchiobottisti.

Si deve necessariamente prendere atto di un fatto disastroso (impensabile qualche decennio fa), non già per accettarlo passivamente, ma per conoscerlo e sconfessarlo o per ostacolarne, quantomeno, la crescita: ogni buona terapia presuppone, com’è noto, una buona diagnosi.

Questo, il fatto, in estrema sintesi: è cambiato il mondo fondato sui valori della democrazia nel quale siamo cresciuti e avanza, per converso, un antimondo-sottomondo in cui la forza militare e/o economico-tecnologica mira ad abbattere i fondamenti della civiltà occidentale (il Cristianesimo, l’Umanesimo, l’Illuminismo, il Socialismo, la Democrazia) annichilendoli o, peggio, ridicolizzandoli.

Questo antimondo sta diventando – se non è già diventato – la cultura dominante della nuova «maggioranza silenziosa», sempre naturalmente prona ai potenti, che plaude direttamente o indirettamente (attraverso i media, i giornalisti e gli intellettuali asserviti), ai misfatti dei vari Trump, Putin, Xi Jin Ping, Netanyahu e simili (tutti, guarda caso, nazionalisti, cioè neonazisti, comunque antidemocratici): costoro occupano o minacciano di occupare, con la forza dei loro eserciti, nazioni limitrofe, ma ricche – guarda caso – di petrolio o di terre rare, azzerando, di fatto, la Nato, l’Onu e, alla fine, tutti gli organismi che la democrazia si è data, dopo la fine della seconda guerra mondiale, per evitare altre guerre e propiziare la risoluzione pacifica, diplomatica dei conflitti inevitabili tra stati.

Epperò, fermo restando il rispetto  della libertà di pensiero, meno si capiscono, in questo contesto, certi politici e intellettuali di acclarata fede democratica che, seguendo forse usurate e/o velleitarie metodologie culturali e politiche (magari per cercare, come pelo nell’uovo, le presunte origini del male), finiscono con l’assumere posizioni non difformi da quelle dell’estrema destra: coincidono, di fatto, le conclusioni di Orsini, Cacciari, Canfora, Travaglio (e di certe frange politiche di estrema sinistra) con quelle di Belpietro, Sechi, Capezzone, paladini della «destra destra», relativamente all’invasione dell’Ucraina da parte di Putin, che addirittura mirerebbe, secondo tutti costoro, a riprendersi quanto sarebbe suo, laddove, per chi non ha fette di prosciutto ideologico sugli occhi, è solo il brutale invasore di una libera nazione.

Certo, gli oppositori della micidiale, mostruosa inversione di rotta, perseguita dalle destre nazionalistiche, dovrebbero, oggi più che mai, abbracciare la stessa bandiera: quella, magari lisa, ma indistruttibile della democrazia. Oggi, infatti, la lotta dei «giusti» (come li chiamava Dante) è senza meno, per la democrazia.

Quanto dire che non è più questione di partiti: siamo oramai alla lotta della civiltà contro l’inciviltà: o di qua o di là.

 

***

 

È tempo, dunque, di deporre ogni titubanza. Bisogna «semplificare, secondo verità», come diceva Sciascia. E forse non sbaglia nemmeno quel mio amico anarchico, secondo cui «le persone veramente intelligenti semplificano, laddove gli altri complicano».

E allora diciamolo: Salvini è un pessimo uomo politico, un “sautafossa” (per dirla con i pescatori dello Stretto), un razzista camuffato da democratico, un assurdo federalista-nazionalista (?!), un federalista sicuramente nemico dei meridionali. What else?

E Meloni? Un politico furbo, che ha appreso bene la lezione della peggiore politica (di centro e di destra). E nulla di più. Degni di lei, peraltro, gli pseudo intellettuali (giovani e meno giovani), i giornalisti (più o meno liberi) che le ruotano attorno: nulla o parenti del nulla.

E Tajani? E Lollobrigida? E Bernini? E Piantedosi? E Roccella? Inconcludenti e/o opportunisti.

Ma – si obietta, di solito – sono votati dalla maggioranza degli Italiani: «È la democrazia, bellezza», aggiunge qualcuno, credendo di essere sardonico. Per la verità, sono stati votati dalla maggioranza degli Italiani che si sono recati alle urne (quasi il 64% degli aventi diritto); non è, peraltro, la prima volta (e purtroppo non sarà l’ultima) che il «popolo bue» o «pecora» mostra di apprezzare, per mille concause che sarebbe impossibile esaurire in un articolo, le promesse mirabolanti, cioè le fandonie, degli estremisti di destra: si pensi alle elezioni politiche del 1924 in Italia o a quelle del 1933 in Germania.

Fermo restando, dunque, che i governi illiberali e nazionalistici (neo-razzisti) delle autocrazie sono il peggio del peggio e che la maggioranza (relativa), in democrazia, non sempre è depositaria di valori reali, vogliamo sperare che gli astenuti di ieri e i giovani di oggi si rechino alle urne per votare, nelle prossime elezioni politiche, e che le opposizioni di sinistra, finalmente unite, ne sappiano intercettare il voto libero e democratico. Amen.

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