Vedo, con piacere, che anche in quest’angolo d’Italia, rimasto fuori dal dibattito politico-culturale negli ultimi cinquant’anni, si dibatte, si discute, anche animosamente, su FB e suWatsApp: merito dei social, ovviamente, ma segno forsanche di una mutata condizione mentale – più partecipe e interventista – dei miei conterranei (ma molti miei colleghi, chiusi nei recinti dell’Accademia, ancora zappano gli orti del narcisismo).

Epperò, preferisco dedicare un post (per me conclusivo) al dibattito politico in corso, anche perché non avrei il tempo di rispondere ripetutamente (e ripetendomi) alle domande più o meno provocatorie di non pochi amici, con cui positivamente interloquisco sul mio profilo e su quello di altri.

Penso difatti che le posizioni siano chiare e che non valga la pena di menare il cane per l’aia: meglio attendere qualche novità considerevole, per riprendere semmai, con miglior costrutto, il dialogo dopo.

Riassumo per i distratti: io sono un democratico di sinistra e non vedo a sinistra un’alternativa praticabile al PD; preferirei che si andasse alle elezioni piuttosto che dialogare coi 5S (che reputo, alla luce dei fatti e non dei sogni o della propaganda, inadeguati e tendenzialmente “di destra”) ma, essendo amaramente consapevole, della radicale, secolare immaturità dei siciliani e degli italiani, i quali, manipolabili come sono dalla propaganda e falle fake news, potrebbero dare la maggioranza al nuovo “astro” (Signore, Padrone) Salvini e alla Destra più becera e reazionaria, mi sforzo di credere obtorto collo, con la mia proverbiale (!) moderazione, ad un possibile (?) governo giallo-rosso.

E questo dico, convinto della relatività dei miei giudizi (nessuno possiede la verità: solo Gesù di Nazareth vi si è identificato), dei miei limiti istituzionali e della mia assoluta lateralità di cittadino siciliano, della mia taxis direbbero i greci antichi: altri, anche miei interlocutori diretti o indiretti, parlano, da chissà quali pulpiti, come se fossero quanto meno presidenti del Consiglio dei ministri. Certo, da popolo di navigatori, siamo diventati, nel secondo Novecento un popolo di arbitri, e ora un popolo di presidenti del Consiglio dei ministri: facciamo progressi.

Dopo i generalia, due casi particolari.

  1. Ai miei amici che considerano “di sinistra” le leggi fatte dai 5S in questo anno e mezzo di governo (tali che piacerebbero, addirittura, a Berlinguer se campasse!), e non “di sinistra” quelle fatte dai governi Renzi e Gentiloni, mi limito a rispondere che è proprio l’opposto: questi miei amici hanno certamente dimenticato che Berlinguer era d’accordo con Luciano Lama, presidente della CGL, quando dichiarò, alla fine degli anni Settanta (la cosiddetta “svolta dell’Eur” è del 1977-78), scandalizzando tutti i piccolo borghesi rivoluzionari da salotto (ce ne sono ancora tanti), che il salario non è una variabile indipendente e che le richieste dei lavoratori devono fare i conti con l’Economia Generale e le sue leggi inderogabili.

Ora, non sono certamente di sinistra i decreti salvianiani sulla Sicurezza (che i 5S hanno votato), ma lo stesso Reddito di Cittadinanza è un grossolano errore sul terreno dell’Economia Generale (ha contribuito a sbilanciare il … bilancio) e un autogoal sul terreno politico (ha incrementato il divario Nord-Sud), laddove le leggi fatte da Renzi e Gentiloni, che non sono perfette (la perfezione – se c’è – è nel regno dei cieli) sono tuttavia compatibili con le reali possibilità politiche ed economiche del tempo in cui sono state promulgate e con le esigenze reali del popolo e della sinistra riformista, non rivoluzionaria-velleitaria, che è morta almeno nel 1989.

  1. Alcuni miei amici, pure di sinistra, sono letteralmente ossessionati dal fantasma di Renzi e tutto riducono a Renzi: a costoro consiglio di leggere – per meditare, con mentalità critica ovviamente – la tesi dello psicologo- psichiatra Recalcati in merito all’antirenzismo di quanti non si sono accorti che il Comunismo (della sinistra cachimire o da salotto) è morto: non è vangelo ma fa pensare.

Io ho chiuso. Parlatemi d’altro: di letteratura, di cinema, di teatro, di arte, di calcio, di società, di tric trac. De hoc satis.

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