Al Convegno di Pizzo ho partecipato col supporto delle mie quotidiane letture dei poeti e con una mia piccola relazione (in tasca), di qualche tempo fa, su Maria di Nazareth. Eccola.

 

Maria di Nazaret tra umano e divino

 

L’altrieri mi sono tornate in mente, all’improvviso, sulla scorta di una bella nota di Orazio Nastasi, alcune idee su Maria di Nazaret, madre di Gesù, che avevo elaborato ed espresso in una riunione qualche anno fa e che, preso da mille incombenze, avevo lasciato che finissero fra le cose dimenticate. Certo, non passerò alla storia come mariologo, ma forse vale la pena di ritornarci sopra.

In sintesi: tolto lo stupendo Magnificat su cui torneremo qui avanti, Maria parla pochissimo nei vangeli canonici; solo tre volte ci è dato di leggere/sentire le sue parole, stando almeno alla veloce indagine testuale che ho fatto l’anno scorso: nell’occasione luminosa dell’evento soprannaturale dell’Annunciazione (Luca 1, 26–38); nel caso del singolare smarrimento di Gesù dodicenne a Gerusalemme (Luca 2, 41-52) e nel corso delle famose nozze di Cana (Giovanni 2, 1-11).

Ebbene, in tutti e tre i casi Maria non appare affatto nell’atteggiamento umile nonché remissivo, ai limiti della passività, se non dell’auto-annullamento, di fronte a Dio onnipotente (al suo messaggero e a suo figlio-Dio), secondo moduli ampiamente diffusi nella credenza dei cattolici, ma – all’opposto – come una persona responsabile, libera, razionale, sensibile paladina delle esigenze degli uomini.

Vediamo.

Nell’Annunciazione, colpisce il fatto che Maria non si pieghi subito al volere di Dio, espresso dall’angelo, ma chieda espressamente: «Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?». Solo dopo che l’angelo Gabriele le avrà spiegato come avverrà il miracolo e avrà ricordato il fatto concreto della gravidanza di Elisabetta, sterile e già vecchia, Maria, razionalmente convinta, accetterà volentieri il volere di Dio: «Ecco l’ancella del Signore, mi accada secondo la tua parola».

Negli altri due episodi, Maria appare: a) come una madre, umanissima e sollecita, che si preoccupa per il figlio («Figlio, perché ci hai fatto una cosa come questa? Ecco, tuo padre ed io ti cercavamo angosciati».) richiamandolo amorevolmente alla sua dimensione (umana) di figlio che non può ignorare i “diritti” dei suoi genitori; b) come una madre sensibilissima che si preoccupa per le esigenze “umane” dei commensali: «Non hanno più vino»), a tal punto di condizionare-piegare la volontà divina del figlio.

La conclusione che mi pare di poter trarre da questi scarni riferimenti è che Maria, nei vangeli, appare come una campionessa sublime di umanità: donna piena di grazia e di fede in Dio, certamente, ma anche creatura vigile e razionale, da un lato, nonché madre affettuosa, dall’altro, che, ricorda a Dio le esigenze e, sia pure, i limiti degli uomini. Come se volesse rendere più umano il divino: prima intermediaria, nei fatti, tra Dio e gli uomini.

Il grandioso Magnificat, poi, su cui si è stratificata, nel tempo, una sterminata letteratura critica e filologica (da riprendere, in altra sede), è presumibile abbia subito, secondo la normale prassi biblica, assestamenti e ritocchi testuali, nel passaggio dalla oralità dei primi testimoni alla codificazione scritta di Luca I, 46-55, ma non c’è ragione di dubitare della sua autenticità. Sotto il velo limpidissimo dei versi che veicolano una religiosità autentica con effetti altamente poetici («L’anima mia magnifica il Signore / e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore»), si rivelano chiaramente  due aspetti della personalità di Maria, degni della massima attenzione: I) la sua conoscenza  del Vecchio Testamento, che dovette essere patrimonio comune dei figli d’Israele (il verso 48 rimanda a Salmi 112, 7 e 124,3; il verso 50 a Salmi 102, 13, 17; il verso 51 a Samuele 22, 28 e a Salmi 88, 11; 117,16; il verso 52 a Giobbe 5, 11; 12, 19 e a Salmi 146, 6; i versi 54 ss., a Genesi 17, 7; 18, 18; 22, 17 ss.; a Michea 7, 20 e a Salmi 17, 15); II) il suo spirito profetico: a nessuno sfugge, infatti, che le sue parole, raccolte nei versi 50-54, anticipano le beatitudini del discorso della montagna. 

Maria donna, dotata di personalità-libertà e lume di ragione. Maria figlia. Maria sposa. Maria madre. Maria figlia-madre. Maria intermediaria tra Dio e gli uomini. Maria animata da spirito profetico. Maria vertice, in altri termini, della natura umana.

 

Ora, in occasione del Convegno suddetto, ho scoperto che la Madonna parla – in prima persona, con parole sue – una sola volta in tutta la Letteratura Italiana o almeno nella Lettera Italiana che ho avuto modo di esplorate in questi ultimi … decenni. Intendiamoci: la Madonna è molto presente in numerose opere della Letteratura Italiana e segnatamente in quelle di Dante Alighieri, Petrarca, Tasso, Parini, Leopardi, Manzoni Pascoli, nonché dei contemporanei Turoldo, De Angelis, Avolio in primis. Ma il lettore può leggere le sue parole (quasi sentendola parlare) solo in una poesia di un poeta del XIII secolo: Jacopone da Toti, che narra la crocifissione di Cristo attraverso un racconto a più voci: il Nunzio, che descrive i diversi momenti dell’evento; il Popolo, che li commenta; Maria, che osserva, straziata dal dolore, la morte del figlio; e Cristo stesso, che cerca invano di consolare la donna e la affida all’apostolo Giovanni.

Eccola:

 

 

Donna de Paradiso (Laude 70)

 

NUNZIO

Donna de Paradiso,

lo tuo figliolo è preso,

Iesù Cristo beato.

Accurre, donna, e vide

 che la gente l’allide:

credo che lo s’occide,

tanto l’ò flagellato.

MADONNA

«Como essere porrìa,

che non fece follia,

Cristo, la spene mia,

om l’avesse pigliato?».

NUNZIO

Madonna, ello è traduto:

Iuda sì ll’à venduto;

trenta denar n’à avuto,

fatto n’à gran mercato.

MADONNA

Soccurri, Maddalena!

Ionta m’è adosso piena!

Cristo figlio se mena,

como è annunziato.

NUNZIO

Soccurre, donna, adiuta,

cà ’l tuo figlio se sputa

e la gente lo muta;

òlo dato a Pilato.

MADONNA

O Pilato, non fare

el figlio mio tormentare,

ch’eo te pozzo mustrare

como a ttorto è accusato.

POPOLO

Crucifige, crucifige!

Omo che se fa rege,

secondo nostra lege

contradice al senato.

MADONNA

Prego che me ’ntennate,

nel mio dolor pensate!

Forsa mo vo mutate

de che avete pensato.

POPOLO

Traiàn for li latruni,

che sian soi compagnuni;

de spine s’encoroni,

ché rege ss’è clamato!

MADONNA

O figlio, figlio, figlio,

figlio, amoroso giglio!

Figlio, chi dà consiglio

al cor mio angustiato?

Figlio occhi iocundi,

figlio, co’ non respundi?

Figlio, perché t’ascundi

al petto o’ si’ lattato?

NUNZIO

Madonna, ecco la croce,

che la gente l’aduce,

ove la vera luce

dèi essere levato.

MADONNA

O croce, e che farai?

El figlio meo torrai?

E que ci aponirai

che non n’à en sé peccato?

NUNZIO

Soccurri, piena de doglia,

cà ‘l tuo figlio se spoglia;

e la gente par che voglia

che sia martirizzato!

MADONNA

Se i tollite el vestire,

lassàtelme vedere,

como en crudel firire

tutto l’ò ensanguenato.

NUNZIO

Donna, la man li è presa,

ennella croce è stesa;

con un bollon l’ò fesa,

tanto lo ‘n cci ò ficcato.

L’altra mano se prende,

ennella croce se stende

e lo dolor s’accende,

ch’è plu moltiplicato.

Donna, li piè se prènno

e chiavèllanse al lenno;

onne iontur’aprenno,

tutto l’ò sdenodato

MADONNA

Et eo comenzo el corrotto:

figlio, lo meo deporto,

figlio, chi me tt’ha morto,

figlio mio dilicato?

Meglio aviriano fatto

che ’l cor m’avesser tratto,

che nnella croce è tratto,

stace descilïato.

CRISTO

Mamma, o’  n’ei venuta?

Mortal me dà’ feruta,

cà ’l tuo plagner me stuta,

ché ’l veio sì afferrato23.

MADONNA

Figlio, ch’eo m’aio anvito,

figlio, pate e mmarito!

Figlio, chi tt’à firito?

Figlio, chi tt’à spogliato?

CRISTO

Mamma, perché te lagni?

Voglio che tu remagni,

che serve miei compagni

ch’êl mondo aio acquistato.

MADONNA

Figlio, questo non dire,

 voglio teco morire,

non me voglio partire,

fin che mo m’esc’ el fiato.

Ch’una aiàn sepultura,

figlio de mamma scura,

trovarse en afrantura

mate e figlio affocato!

CRISTO

Mamma col core afflitto,

entro le man te metto

de Ioanne, mio eletto:

sia to figlio appellato.

Ioanni, èsto mea mate:

tollila en caritate,

àggine pietate,

ca ’l core sì à furato.

MADONNA

Figlio, l’alma t’è scita,

figlio de la smarrita,

figlio de la sparita,

figlio attossecato!

Figlio bianco e vermiglio,

figlio senza simiglio,

figlio, a ccui m’apiglio?

Figlio, pur m’ài lassato!

Figlio bianco e biondo,

figlio volto iocondo,

figlio, per che t’à el mondo,

figlio, cusì sprezzato?

Figlio dolc’ e placente,

figlio de la dolente,

figlio, àtte la gente

mala mente trattato!

Ioanni, figlio novello,

morto s’è ‘l tuo fratello.

Ora sento ’l coltello

che fo profitizzato.

Che moga figlio e mate

d’una morte afferrate,

trovarse abraccecate

mate e figlio impiccato!

 

Miracolo. Miracolo unico, irripetuto, forse irripetibile. Perché?

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