Il 7 aprile u.s., rispondendo, su FB, a un caro amico che invocava giustamente la pace e si dissociava dalla politica di sostegno, anche militare, all’Ucraina, da parte dell’Europa, della NATO e degli USA, dichiarando peraltro di concordare con Orsini, avevo scritto:

 

Sì, caro amico, nessuno vuole la terza guerra mondiale, ma per me – e, presumo, per tutti quelli che, nel corso lungo dei secoli, ci hanno portato dalla servitù della gleba alla democrazia – meglio morti che servi. Orsini mi pare il tipico accademico che confonde le vie faciliores dell’eterodossia apparente con la seria ricerca scientifica. […].

 

Aggiungevo, quindi, ad abundantiam, una sorta di filastrocca antifrastica che avevo appena inventato:

 

Gli asini volano

I vaccini uccidono

Gli Ucraini hanno torto

Putin ha ragione

Il sole sorge a Occidente

 

Due giorni dopo, avendo sentito Carlo Revelli, che ripeteva, nella trasmissione “Le Parole” di RAI 3, il ritornello della pace da ripristinare e dell’Europa colpevole di mandare armi in Ucraina, avevo scritto qui, su FB, questo breve commento:

 

Mai sentito niente di più illogico: se l’occidente non manda armi all’ Ucraina, la Russia si prende l’Ucraina e non solo; quindi non si combatte più e c’è la pace, la pax russa, invero. Ma evidentemente per gli Ucraìni e non solo per gli Ucraini, la morte è preferibile alla pax senza libertà.

 

E, qualche giorno dopo, commentando positivamente, sempre su FB, il post di un collega che presentava un famoso libro di Umberto Eco, “Interpretazione e Sovrainterpretazione” avevo aggiunto:

 

Credo che riuscirebbe utile ed istruttivo anche per “pensatori” come Carlo Rovelli e Alessandro Orsini ancorché non facciano critica letteraria: il senso del limite di Umberto Eco contro tutte le prevaricazioni della Teoria (assunta in astratto come modello universale) sulla Pratica è magistrale everywhere

 

Martedì scorso, infine, avevo seguito, non credendo alle mie orecchie, il suddetto, stracitato, osannato, contestato (?) Orsini che pontificava nella trasmissione “Carta bianca”, e ho scritto pacatamente queste poche righe:

 

Ha una faccia da seminarista, ma è chiaramente un accademico innamorato di sé e della sua disciplina, tanto da credere che solo essa possa spiegare il mondo. Epperò si degna di insegnarla al «colto e all’inclita», con molto sussiego, senza dissimulare il «gran dispitto» con cui – dall’alto della sue cattedre (anche una americana, parrebbe) –  guarda all’Italia e agli Italiani in blocco.

Mi fa pensare a quei critici letterari che, mezzo secolo fa, si erano ubbriacati di Strutturalismo e imperversano in tutti i convegni: anch’essi, prima di incominciare a parlare, spiegavano agli “ignoranti” le formule che avrebbero loro consentito di definire, una volta per tutte, scientificamente, la Poesia.

Moderazione ci vuole, invero, e discernimento, come insegna l’accademico che introdusse in Italia la Semiologia, ma contestò certi eccessi semiologici.

 

È seguita, intorno al 25 aprile, un’assurda, impensabile questione sulla Resistenza che, per intellettuali e giornalisti della «Sinistra autoritaria» (!), sarebbe stata, in Italia, diversa da quella dell’Ucraina, la quale non si dovrebbe definire Resistenza tout court. Addirittura, l’Ucraina sarebbe tutta nazista (non Putin che invade uno stato indipendente e avvelena gli oppositori interni), perché nazista sarebbe Zelensky, che si appoggerebbe al reggimento Azov, notoriamente (?) nazista. Donde, la solita tiritera contro la NATO e gli USA che, invadendo paesi confinanti con La Russia, ne causerebbero le giustificate (?) ritorsioni. E giù sofismi a iosa, eziologie lambiccate, teoremi cervellotici e fuori dalla realtà. Ho chiuso, nonostante la mia abituale mitezza, indignato.

Da ultimo, il mio collega e amico Marco Sterpos da Montevarchi, notava giustamente, contro i «pacifisti» italiani di Destra e di Sinistra, che «la Finlandia cerca l’ombrello della NATO, per ottenere protezione» proprio perché «sente come una grave minaccia» la Russia putiniana, e che «anche gli svedesi vogliono […] entrare nella Nato»: non è, insomma, la NATO che invade, ma sono i paesi che temono di essere invasi (dalla Rusia) a chiedere liberamente, a grandissima maggioranza popolare, di entrare nella NATO.

Condividendo pienamente la sua tesi, ho aggiunto il commento che segue, col quale prendo definitivamente congedo da questa assurda diatriba imbastita da giornalisti di ventura per motivi di cassetta (capiscono che c’è, in Italia, più del 30% di elettori in libera uscita dai partiti tradizionali e cercano di  accaparrarsene i consensi soffiando sul fuoco), ma anche da intellettuali accecati dal fumo dell’ideologia e da professori universitari che sembrano avere perso completamente il contatto con la realtà: Ou sont les neiges d’antan?

 

Quello che più mi colpisce è la perfetta identità di vedute, al riguardo, della Destra estrema e della Sinistra che chiamano autoritaria: «coincidentia oppositorum»?

Sarà, forse, la mia posizione (obbligata ?) di siciliano lontano sempre e da sempre da ogni potere e da ogni centro di potere, nonché empiricamente refrattario (dai tempi di Gorgia da Lentini) a ogni seduzione ideologica, palingenetica (conosco da sempre i guai reali della vita, della gente, e frequento, da quando ero bambino, terre, cieli, mari anche in tempesta, nonché soprusi, povertà, malattie e morti strazianti, per concedermi facili illusioni), ma pur essendo democratico già a livello cromosomico – direi – e “di sinistra” da quando, sessantottino, comiziavo a Cariddi contro la corruzione democristiana e mafiosa, non capisco sinceramente, non capisco affatto come si possa perdere tempo dietro elucubrazioni astratte, insensate (magari con la pretesa di seguire chissà quali profonde motivazioni ideologiche, scientifiche e o filosofiche), di fronte a fatti di una evidenza tale che non si è mai vista in tutta la storia antica e recente. Bisogna “semplificare” (non banalizzare), come diceva Sciascia: c’è un imperialista aggressore e un popolo sovrano aggredito. Tutto il resto si può considerare vacuo, come «le chiacchiere e le tabacchiere di legno», che quel pirata di mio nonno considerava del tutto inutili.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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